- Ti porto in un posto, è qui vicino.
- Ma non è giusto, ci stiamo avvicinando a dove devi andare tu
- Sempre a dire stai. Eccoci.
- Uh.
Entriamo come una coppia di giovani pseudointellequalcosa infreddoliti (non potrei mai immaginare di vivere più a nord di Roma: inverni troppo rigidi, precipitazioni frequenti, neve!!..), ci sediamo ad un tavolino vicinissimo alla scelta dei vini, ordiniamo caffè, ci portano anche i biscottini.
La perfezione in una caffetteria..non fosse stato per una pessima stampa che ritrae noti personaggi politici (nazionali e locali) in una foto di famiglia (con tanto di Vespa-cagnolino) e la radio sintonizzata su una frequenza da casalinga il sabato mattina.
La Champagnerie, in via Roberto da Bari 99. E non crediate che abbiamo finito qui con via Roberto da Bari.
Due caffè 4 euri. Mo!, direte voi. Ma vuoi mettere…
ti danno i biscottini, ti fanno sentire in un altro mondo (certo, la musica la potrebbero anche cambiare…), il posto è bellissimo, è nel pieno centro della città, la Milano del Sud, uguale a Milano ma dove si lavora un quarto. E in ogni caso la Champagnerie ti da (ma l’accento si mette? Oramai ho gli incubi e temo che venga Sasso a correggermi) una sensazione che sto imparando ad apprezzare sempre di più:
lì, ti puoi isolare dal mondo.
Puoi spegnere tutto a partire dal cervello, torni rinfrancato. Non a caso, chiuderei con l’altra riflessione pragmatica sul posto.
Essendo una champagnerie, ha un muro pieno di vini, secondo me costosissimi, secondo me buonissimi. Gli ultimi scaffali sono tutti per i superalcolici. Ecco, secondo me la Champagnerie è un ottimo posto per ubriacarsi immaginando i caffè intellettuali di un paio di secoli fa.

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