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Non si vive di solo pane (ne di Martini bianco)

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Capita di ritrovarsi a pranzo con esigenze diverse legate alla quantità di fame che si ha, sopratutto se l’orario non è propriamente meridionale della tradizione. Io, ad esempio, quando sono costretta a pranzare all’una cado nell’apatia totale, memore dei delicatissimi pranzi consumati durante i soggiorni ospedalieri. Mi capita spesso, per colpa del genitore maschio, noto abitante di bergamo alta, di vivere trip terribili in cui anche un piatto di pasta al forno conditissima inizia ad emanare l’odore della zuppetta sciapita delle mense ospedaliere. Tutta colpa dell’orario. Come risolvere il problema? Gli inglesi si sono inventati il brunch, noi lo creiamo in estemporanea: basta trovare un posto che faccia buoni aperitivi e che offra la possibilità di mangiare altro, se non sazi di olive e panzerottini.

Al book bar di via Principe Amedeo ci ero stata per un the pomeridiano, qualche mese fa. Abbastanza in centro ma fuori dal giro dello shopping, ambiente raccolto ma moderno. Accogliente nell’angolo “soffice” con divanetti vicini ad un camino che mi piacerebbe vedere acceso, funzionale nella zona “giorno”, gradevole al bancone. All’ora di pranzo c’è la tv con i Tg, i giornali alla mattina e , per quel che le mie inesperte orecchie possono giudicare, buona scelta musicale. Unici due nei per me: il forzato effetto pizzeria di trastevere nell’aver messo a nudo l’apparecchiatura muraria di tufetti, che è meglio intonacata, e la selezione letteraria. Va benissimo il best seller di qualità, ma troppi Faletti fanno male all’anima.

Per fortuna, a noi non serve leggere a pranzo..vero?

No, anche se vorremmo tanto farci fregare dal Martini e camminare a quattro zampe uscendo (ve lo immaginate? La nascitura classe dirigente piegata sulle ginocchia in pieno centro) preferiamo dedicarci al lavoro anche il 30 dicembre all’ora di pranzo. Perchè abbiamo il privilegio di lavorare in luoghi atipici, con risorse umane sempre nuove, ma comunque sia risorse, nel vero senso della parola.

E così, reduci dalla conferenza stampa che mette un punto almeno sul primo capoverso di questi 7 mesi e una settimana, e pronti per qualcosa che assomiglia vagamente a qualche giorno di ferie, eravamo già pronti a buttare le basi per la seconda parte del discorso.

Politica, giovani, organizzazione, futuro, Bari, PD, fiducia, emozione. Questa l’ipotetica tag-cloud del discorso. Non sappiamo se siamo riusciti ad essere convincenti o semplicemente a trasmettere quella follia, lucidissima e razionale come quella che guida tutte le idee apparentemente semplici, ma è stata un’esperienza che ci ha arricchito.

Anche perchè pagare 8 euro per un apertivo completo alcolico, un panino ed un caffè è, in ogni caso, un’esperienza arricchente. O almeno non impoverisce.


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