Alzi la mano (o mandi un poke) chi non ha mai partecipato al rito della ricerca del tavolo libero il sabato sera nella città vecchia. E’ capitato anche a noi di partire da casa/lavoro, dopo una giornata degna di un niuyorkese in trasferta a Bari, con la sola idea di passare una serata tra amici senza dare importanza al posto. Nella lista delle preferenze si parte dai soliti noti e sempreverdi Tana libera tutti, in Bocca al Luppolo, le Mura (coming soon, abbiate pazienza). Quelli che per noi sono locali per tutta la settimana, il sabato diventano mete privilegiate di comitive numerisissime, assiepate all’ingresso in attesa di untavoloperdiciotto!.
Senza molto pensarci ci addentriamo in un vicolo, seguiamo l’istinto, entriamo, chiediamo un tavolo per 4. Subito accontentati. Ginger nota un cestino con delle margherite (che scopriamo essere finte), apprezzo le luci calde e ben disposte, le candele accese su ogni tavolo che illuminano davvero (non come i lumini di certi ristoranti) e fanno tanto osteria. Poca caciara, voci educate, cameriere sorridenti nonostante sia sabato sera e abbiamo tutte le ragioni per non esserlo. Rapido sguardo al menu. I maschietti non hanno dubbi e partono con le ordinazioni..
Odio le code. Per evitare attese e noie faccio cose illegali. Tipo parcheggiare in divieto di sosta e fermata da 5 anni, sempre nello stesso posto. Quando verranno a prendermi la macchina e mi metteranno un autografo da 85€, sarà la tassa più bella della mia vita.
Perciò stupii quando le Uascezze (per i non baresi: un’ubriacatura godereccia) ci riservano quattro posti vuoti, con due candele, con le luci soffuse. Era la mia prima volta lì, un posto mitico ma mai solcato.
Ecco a voi un sabato fortunato, lo sarebbe stato anche se non avessimo trovato un piatto, chiamato “Super Uascezze”, lì, pronto a rimodulare la nostra idea di grande mangiata.
Tutto: burrata bufala felino cotto crudo mortadella auricchio gorgonzola, in quantità industriali (anche Roccia è sazio a fine serata, per dirvi). Il vinello della casa, le mandorle salate (il più insospettabile, e sorprendentemente azzeccato, degli accompagnamenti ad un primitivo). Tutto giusto, posto compreso. Bari Vecchia, nel cuore, nel top della città. Ci ritorneremo. E ci ritornerete anche voi, che magari questa volta avevate qualcosa da insegnarmi, visto che ero un pischello delle Uascezze (del posto, non del significato della parola).
Quella che ha scritto in rosso oggi è proprio in vena di puntalizzazioni: l’altro autore ha dimenticato che nel piatto super Uascezze c’erano anche due ricottine delicatissime (eh, le cose delicate ai giovanetti fanno il solletico) e il lardo. Buono che si scioglieva in bocca, sul pane arrostito.

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