Partiamo dalle cose serie: il miglior sashimi di Bari è qua.
Perchè ha presupposti molto poco giapponesi. Perchè dubito che l’aceto balsamico sia presente su tutte le tavole di Sapporo. Perchè riesce ad unire sapori contrastanti, e a farci mangiare tonno e vino rosso, dando un colore diverso all’abbinamento tra pesce e accompagnamento.
Ieri Giovanni ci ha servito un primitivo dolce, leggermente frizzante, totalmente fruttato. Da meditazione più che da pasteggio. E in effetti abbiamo meditato, siamo cresciuti. Come ogni sera in cui si riesce a parlare serenamente e lealmente.
Ah, e dell’antipasto non vogliamo parlare? Pane tostato distribuito in modo circolare su un piatto bianco, bello, fresco (può essere un piatto fresco? O sarà una suggestione?). Ah, e pensate che finisca così?
E il Lardo di Colonnata dove lo mettiamo?
(e l’occhio che ogni tanto intravedeva delle insalate con carpaccio di manzo? E il pesce spada, ancora da provare, in bella mostra nel menu?)
Sì, ieri sera siamo andati al Pane e Le Rose. In barba alle crisi.
Il posto, poi, è magico. Ma di questo parlerà chi è più bravo di me a farlo.
Non ho avuto modo di vedere il conto ma, fanculo la crisi, a noi piace imborghesirci, siamo o no (e qui fanculo anche la modestia) l’intellighenzia barese? Poi la crisi offre ottimi spunti per il dialogo (ma noi non ne abbiamo avuto bisogno)
Il pane e le rose è una sintesi: c’è il murattiano in una delle sue migliori espressioni, bari, c’è il sushi, l’esotico, c’è l’ambiente raccolto, il gusto per il ricercato e, per uno strano gioco di sovrapposizioni e associazioni mentali, c’è anche quel jazz accogliente che abbiamo celebrato nel primo post di questo blog.
I tavolini giusti per piccoli gruppi di amici, tre, meglio due, la cucina a vista, le luci perfette per esaltare il bianco della volta della stanza e la pietra genuina del pavimento, una chianca da stalla, da ambiente di servizio, bugnata quasi rozza che si sposa a meraviglia con gli scaffali bassi colmi di libri e pubblicazioni, tra cui ieri sera spiccavano Valzer con Bashir a fumetti e Il Morandini (Casablanca batte American Beauty 4 a 2).
I contrasti, che sono spesso inflazionati nella progettazione d’interni, qui sono ben dosati e raggiungono l’apice nella mattonella quadrata smaltata della zona cucina che si incontra con il bancone di vetro acidato e gli sgabelli colorati, sicuramente pezzi di design.
Al terzo giorno di neve (a bari nevica e non atterrano gli aerei), su uno sgabello verde, con un boccone di tonno crudo e una bottiglia di vino rosso, ho avuto caldo.
- Ti porto in un posto, è qui vicino.


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