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Seconde possibilità, nuove vite

ovvero, tornare a sentirsi a casa nella nuova taverna nuova.

Dopo la serata inaugurale in un cantiere privo di fornitura bar, di tavoli e di luci, avevamo deciso di non metter più piede nella taverna nuova. Il motivo vero era che non si riusciva a riconoscerla, nella sua veste troppo per bene, era stata ribattezzata la taverna del borghese . Scontenti per aver perso il rifugio felice e accogliente abbiamo pensato ieri, un venerdi sera da lupi ( lavorare fino a tardi, freddo che entra nelle ossa, timore di trovare la città vecchia straripante della variegata umanità che è capace di ospitare ) di darle una seconda occasione.

Le facce che fa piacere vedere, i vestiti che non stancano, le donne, le donne vere, non da esposizione, quelle che ti vien voglia di abbracciare e dire: grazie per essere così vera! Su una parete foto che documentano una parte forte della mia vita, foto scattate da un amico dall’inconfondibile bianconero forte: i luoghi della città che sentiamo appartenerci sempre più. Non è estranea questa Bari, siamo noi.  E siamo Noi.

La Taverna del Borghese è effettivamente la Taverna del Borghese. E’ un altro posto. I tavolini in legno, feticcio di un mondo che non c’è, infastidiscono.

Che Guevara è solo marketing, di quella vecchia aurea da posto “easy” non c’è più niente. La zavorra che la nuova taverna si porta dietro è praticamente impossibile da dimenticare, da ridimensionare.

Ma dopo lo shock del cantiere all’inaugurazione, abbiamo trovato un posto bello. Forse non affascinante, forse un po’ asettico, forse un po’ “ma anche”. Le birre sono sempre le stesse, e questo mi aiuterà a tornarci sempre: la Tennent’s rimane sempre la mia fornitura preferita.

Non so come fosse stato quel Cuba Libre, ma ho visto la preparazione, e la scelta del Bacardi bianco, quindi credo sia tutto assolutamente apposto. (veniva giù bene, senza stonare. ndm)

Abbiamo visto un caro amico a servire i tavoli. Tanta era la confidenza che ci ha abbastanza ignorato. E così, la categoria “mangiare” è solo un artificio descrittivo. Di mangiare non abbiamo mangiato. Abbiamo bevuto, a stomaco vuoto. E fumato subito dopo, e non le sigarette. A stomaco vuoto, fino all’intervento del Gabbiano. E poi la Punto.

Chi lo doveva dire ieri sera.


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Cosa potreste trovare qui

Un tipo ed una tipa che raccontano la città che vivono, fanno spudorata pubblicità ai posti in cui mangiano e bevono, (s)parlano di concerti e caffè, serate, feste, sagre e mostre. (questo sito non è una testata giornalistica né aspira a diventarlo)

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