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Non ci tignerete con le sale da tè

dsc_0205- Ti porto in un posto, è qui vicino.

- Ma non è giusto, ci stiamo avvicinando a dove devi andare tu

- Sempre a dire stai. Eccoci.

- Uh.

Entriamo come una coppia di giovani pseudointellequalcosa infreddoliti (non potrei mai immaginare di vivere più a nord di Roma: inverni troppo rigidi, precipitazioni frequenti, neve!!..), ci sediamo ad un tavolino vicinissimo alla scelta dei vini, ordiniamo caffè, ci portano anche i biscottini.

La perfezione in una caffetteria..non fosse stato per una pessima stampa che ritrae noti personaggi politici (nazionali e locali) in una foto di famiglia (con tanto di  Vespa-cagnolino) e la radio sintonizzata su una frequenza da casalinga il sabato mattina.

La Champagnerie, in via Roberto da Bari 99. E non crediate che abbiamo finito qui con via Roberto da Bari.

Due caffè 4 euri. Mo!, direte voi. Ma vuoi mettere…

ti danno i biscottini, ti fanno sentire in un altro mondo (certo, la musica la potrebbero anche cambiare…), il posto è bellissimo, è nel pieno centro della città, la Milano del Sud, uguale a Milano ma dove si lavora un quarto. E in ogni caso la Champagnerie ti da (ma l’accento si mette? Oramai ho gli incubi e temo che venga Sasso a correggermi) una sensazione che sto imparando ad apprezzare sempre di più:

lì, ti puoi isolare dal mondo.

Puoi spegnere tutto a partire dal cervello, torni rinfrancato. Non a caso, chiuderei con l’altra riflessione pragmatica sul posto.

Essendo una champagnerie, ha un muro pieno di vini, secondo me costosissimi, secondo me buonissimi. Gli ultimi scaffali sono tutti per i superalcolici. Ecco, secondo me la Champagnerie è un ottimo posto per ubriacarsi immaginando i caffè intellettuali di un paio di secoli fa.

il buongiorno si vede da alcuni mattini

Via Roberto da Bari è magica. Al 122 c’è un posto che da fuori dici che è un bar, dopo che ci entri non lo dici più. E non è mica per il caffè o per i the ( si può chiedere la carta dei the, provare per credere). Secondo me è colpa delle luci, della musica (niente RDS, Love FM o Radio KissKiss mattutine, ergo niente Jovanotti e Ligabue, Meneguzzi e Pausini) e della varietà di meraviglie alle pareti (di un confortevolissimo colore caldo). Poi ci sono il giornale sul supporto rigido per sfogliarlo tenendolo senza problemi con la mano libera dalla tazzina del caffè,  il signore alla cassa che indossa giacche mai nere  e ha una voce rassicurante, di quelle che fa piacere salutare la mattina, gli abitudinari che chiaccherano con il barista e che dicono ciao quando entrano, come entrassero in cucina a casa a fare colazione, solo che sono vestiti meglio.

Al 122 di via Roberto da Bari c’è un posto magico che, se ti siedi a prendere un caffè, quando esci la giornata è già migliore.

C’è chi ha poca fantasia e in un bar varia tra espressini e caffè, abbinando cornetti quando lo stomaco o il senso di colpa danno l’ok, dopo aver vagliato attentamente le ultime 24 ore di percorso enogastronomico.

E c’è chi invece si emoziona giustamente per una bacchetta piena di zucchero che attende di tuffarsi in uno dei 450 tè con aromi speciali che si possono trovare nel Baretto. In un angolo ci sono divanetti neri, che sono perfettamente a tono con il posto, ogni tanto si parla di Bari, a volte alcuni avventori commentano con disgusto le pseudo-luci di natale, altre volte si danno improbabili nomi alle cose e alle persone.

Devo ancora provare l’aperitivo, o il whisky, magari con un occhio e mezzo alla Gazzetta dello Sport, per vedere quando mi portano via Cassano e se in cambio mi danno qualcosa di bello oppure no. Sembra un posto in cui esiste uno zoccolo duro di avventori, verosimilmente ricchi (inutile nasconderlo, il Baretto è un bar borghese, ma genuinamente borghese), professionisti, avvocati, spiantati.

Il Baretto è un angolo della città, del centro cittadino, in cui il tempo va più piano. Ed è più bello. Ci ripromettiamo di viverlo non solo a colazione, per vedere se le proprietà di zona franca rispetto alla routine (frenetica) della vita quotidiana sono invasive e meravigliosamente liberatorie anche in altre parti della giornata.

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