Buona la prima, a teatro (l’unico aperto a Bari, per ora)
Che il primo incontro con il jazz te lo immagini diversamente. Un locale buio con divanetti di pelle, fumoso e accogliente. Immancabile bicchiere largo e tozzo con due cubetti di ghiaccio e quel che ci sta meglio, sciarpona attorno al collo. La femme fatale al tavolino nell’angolo che ammicca al contrabassista mentre il maschio le offre il fuoco per la sigaretta, lunga e stretta, ovvio no?
E sul palco male illuminato, tra il leader che medita e il trombettista che è un genio, appare una voce sensuale, calda e accogliente come i divanetti, come un maglione morbido ma scollato.
Te l’immagini così la tua prima volta con il jazz. E invece..
Nicola Conte lo avevo già incrociato tante volte. In un dj-set storico al Mavù, quando ai miei occhi era il più bel locale della Puglia, prima che ci entrassi, realizzando un mio sogno. Sogno rivelatore, e non di cose belle.
Lo avevo incrociato a Ferragosto, nell’ultima giornata delle non-ferie del 2008, in coppia con Jose James.
So tutto di lui: vive ancora a Bari, è il nostro miglior artista d’esportazione (lo dicono i radiofonici e i discografici di tutto il mondo, lo dicono al MEI), è più amato in Giappone che in Italia, ha pubblicato un album tributo ai 50 anni della Bossa, ha remixato qualsiasi cosa, qualsiasi artista, dai Pizzicato Five ai Thievery Corporation.
Ma questa mi mancava.
Mi mancava il teatro, mi mancava il teatro a Bari. A tutta Bari, in verità, manca il Teatro, ma questa è un’altra storia. Mi mancava un concerto jazz a teatro, mi mancava Nicola Conte, il miglior jazzista italiano, a teatro.
Discutibile come performer (dal vivo sembra evidente che lui ha una chitarra in mano giusto per giustificare il fatto che abbia attorno a sè musicisti strepitosi), impeccabile come produttore e come filologo del genere.
Impeccabile così come lo è stato il Piccinni, unica e ultima roccaforte per noi che amiamo amare le cose belle. Impeccabile così come l’atmosfera, i posti a sedere di un rosso acceso. E una testa, oltre la tua, che ondeggia, e ti permette di tirare un sospiro di sollievo: quello che pensavi fosse il top, lo è davvero.
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